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LETTERA DEL CAPO GRUPPO - In occasione del Ventennale
" E' difficile per me parlare di scautismo a Vedelago, senza pensare a tutte le persone che in questi anni hanno collaborato, direttamente come capi, o come aiuti esterni. Penso ai genitori, con il loro contributo nel montare i campi estivi e nel cucinare alle feste di fine attività dell'anno, come cambusieri alle Vacanze di Branco e ai Campi di Reparto, o in mille altre occasioni. Le loro risposte concrete non sono mai mancate alle nostre richieste di aiuto.
Un ringraziamento particolare va a tutti coloro che hanno svolto attività come capi branca. Il servizio come capo scout è impegnativo; non è facile togliere del tempo alla propria vita privata per donarlo agli altri, anche se questo poi è arricchimento per la propria vita. L’educazione dei giovani sembra sempre più fondamentale, soprattutto quando le famiglie dedicano poco tempo ai figli e delegano questo loro compito alle agenzie educative.
Un ringraziamento anche agli Assistenti Ecclesiastici che in questi anni hanno seguito il gruppo. La loro presenza è stata essenziale per la crescita spirituale di noi capi e dei nostri ragazzi.
Lo scautismo mi ha permesso di scoprire quei valori che sicuramente ora guarderei con più sufficienza, quali la fede in Dio, il servizio al prossimo, il rispetto dell'uomo e della natura. Questo è il motivo fondamentale che mi spinge a continuare a proporre l'esperienza dello scautismo ai ragazzi. Secondo Baden Powell, fondatore degli scout, tale esperienza deve aiutare i ragazzi nello sviluppo fisico, nella capacità manuale, nella formazione del carattere e nel servizio al prossimo. Oltre a questi quattro punti, per noi associazione cattolica, diventa fondamentale far incontrare Dio ad ogni ragazzo nella propria vita. Credo che uno dei punti di forza del metodo scout sia di far crescere il ragazzo attraverso il gioco, il servizio al prossimo, la vita comunitaria, in un'ampia fascia di età, dagli 8 ai 21 anni.
Spero che nel gruppo di Vedelago il numero di persone che si dedicheranno al servizio come capi possa essere sempre ampio, affinché vi possa essere quel normale ricambio generazionale necessario ad una migliore e sempre attuale proposta educativa "

IL CAPO GRUPPO

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LE ESPERIENZE DI UN PRETE COME ASSISTENTE SCOUT
Personalmente ho incontrato gli scout nel 1958. Allora frequentavo il Seminario vescovile di Treviso ed ero studente in terza liceo classico. Durante il periodo estivo partecipai ad un campo mobile, guidato da un gruppo di capi scout di Treviso. E' stata una esperienza fantastica: tanta gioia, semplicità, collaborazione... Fede! Sento ancora la brezza del mattino mentre si pregava, e il tepore del fuoco alla conclusione della giornata. Poi piantare le tende, camminare lungo i sentieri, contemplare il sorgere e il tramonto del sole, cantare i canti scout, celebrare l'Eucaristia e la giornata del deserto: quanto sei grande Dio.
Sono passati molti anni. Il mio lavoro pastorale mi ha portato in mezzo ai ragazzi e ai giovani dell'Azione Cattolica e dei gruppi parrocchiali. Nel 1978 ero collaboratore parrocchiale a Orgnano-Spinea, nella parrocchia di S. Bertilla. Un gruppo di genitori, alcuni capi, e noi sacerdoti, abbiamo deciso di fondare gli scout. Mi sono trovato ad essere al servizio del nuovo gruppo come Assistente Ecclesiastico, e sono stato chiamato a conoscere e a vivere il metodo scout.
I VALORI PORTANTI E IMPORTANTI per un assistente (ma anche per i capi e per i genitori) sono:
- rispetto per ogni persona, anche quando sembra che l'azione educativa non porti i risultati desiderati;
- rispetto del mistero di Dio, che agisce come vuole, per un disegno di amore. Essere prete-educatore, che aiuta i ragazzi a scoprire il progetto di Dio;
- pregare con i ragazzi e i giovani, per imparare a vivere assieme sempre più profondamente la Fede, per coltivare la speranza nella positività della vita e nella tenerezza perenne di Dio Padre, nell'amicizia di Gesù Cristo e nella forza dello Spirito Santo;
- pregare per i giovani, perché la preghiera è come l'ossigeno per lo Spirito; passare luoghi e spazi di tempo davanti a Dio parlando con Lui di loro e ascoltando da Lui il suo progetto per ciascuno di loro. Il prete "uomo di Dio";
- dare il senso di Chiesa, intesa come universalità dei credenti e del mondo. Gli scout sono frutto squisito e prezioso della madre Chiesa, da lei devono attingere la linfa vitale della divina Parola, dei Sacramenti, del Servizio. Senza questo alimento si diventa legna secca;
- coltivare una particolare collaborazione con i capi scout, anche se gli assistenti invecchiano e diminuiscono; i capi scout si sentano impegnati ad una adulta formazione umana e cristiana; partecipino anche a campi biblici: essere testimoni di Gesù Cristo, che prega, che serve, che ama. In quest'anno 2002 il Vedelago 1° celebra i suoi 20 anni di fondazione. E' un traguardo importante: sia per una verifica (ricordare tante stupende avventure), ma anche per misurare il presente e progettare il futuro.
Certamente fare del volontariato "puro" è impegnativo, richiede capacità di dono, di umiltà, di continuità anche se ci sono delle critiche mortificanti o ci si trova in pochi. Desidero che questo problema della necessità dei capi sia sentito in modo particolare da tutti quei giovani che tanto hanno ricevuto dagli scout. E' un dovere morale, sia umano che sia cristiano, donare agli altri quanto si è ricevuto. E' necessario pregare di più e invocare lo Spirito Santo per essere dono di aggregazione e di formazione per le nuove generazioni. Anche chi è adulto, soprattutto chi è genitore, deve, per vocazione cristiana, avere il dono dell'impegno utile e gioioso per la comunità parrocchiale e civile. I genitori che hanno figli negli scout, cerchino di collaborare con il gruppo e di crescere insieme ai loro figli, non solo quando sono piccoli, ma anche quando sono grandi.
Mi auguro, e per questo prego, affinché non venga disperso il patrimonio umano, sociale e religioso degli scout. Innalzo gli occhi verso il Cielo e ringrazio con la mente e con il cuore i Capi, i genitori e tutti i ragazzi.
Auguro Pace e Bene!

DON FLORIDO - (Attuale Assistente Ecclesiastico)

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Altri pensieri...

"Lo scautismo? Una proposta educativa di frontiera: affonda le sue radici nel servizio, nella condivisione, nella fratellanza, nell'avventura, nella manualità: tutti valori che sembrano smarriti, in una società sempre più dominata dalla frenesia e dall' affermazione del singolo.

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". . . Parto con lo spirito di donarmi. Non riceverò mai nulla in cambio ma la gioia sarà immensa. Mi sento carica di energia, pronta ad amare ma senza aspettarmi di essere amata. Ci sarà qualcuno che penserà a me, è il Dio dei cieli, della terra e degli uomini che mi starà accanto. Sono pronta a non scoraggiarmi di fronte alle avversità. Sono pronta a credere nell'uomo dai calzoni corti come uomo del futuro pronto a donare se stesso per gli altri. Sono pronta a credere nello scautismo...”

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"Un fiume è formato da un'infinità di gocce d'acqua che nei modi e per i motivi più disparati hanno deciso di aggregarsi per fare un po' di strada insieme.
Lungo questa strada ognuna di esse cambierà forma, incontrerà altre gocce sarà diversa da come era quando è entrata nel fiume.
Qualcuna di queste gocce poi, a causa del calore del sole, evaporerà e formerà nuvole che andranno a bagnare i luoghi più diversi.
Altre saranno utilizzate per garantire vita a animali e piante.
Altre ancora infine giungeranno al grande mare. Ecco quello che mi viene in mente leggendo il grande LIBRO D'ORO della storia del reparto di Vedelago."

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" . .. la mia Scelta Scout al servizio dei Giovani"

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" La mia esperienza di vent' anni di scautismo è fatta di strada assieme, di condivisione delle gioie come delle fatiche, di tanta gente incontrata durante le "routes" ed i campi di servizio, di tanti ragazzi da educare e con cui camminare assieme."

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"Lo scautismo è un Grande Gioco. Un'esperienza dove è fondamentale mettersi in discussione.
Un'occasione, e qui cito il nostro fondatore Baden powel, per cercare di lasciare il mondo un po' migliore di come l'abbiamo trovato...".

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SUL DARE

Allora un uomo ricco disse: Parlaci del Dare.
E lui rispose:
Date poca cosa se date le vostre ricchezze.
E' quando date voi stessi che date veramente.
Che cosa sono le vostre ricchezze se non ciò che custodite e nascondete nel timore del domani ?
E domani, che cosa porterà il domani al cane troppo previdente che sotterra l'osso nella sabbia senza traccia, mentre segue i pellegrini alla città santa ?
E che cos'è la paura del bisogno se non bisogno esso stesso ?
Non è forse sete insaziabile il terrore della sete quando il pozzo è colmo ?
Vi sono quelli che danno poco del molto che possiedono, e per avere riconoscimento, e questo segreto desiderio contamina il loro dono.
E vi sono quelli che danno tutto il poco che hanno.
Essi hanno fede nella vita e nella sua munificenza, e la loro borsa non è mai vuota.
Vi sono quelli che danno con gioia e questa è la loro ricompensa.
Vi sono quelli che danno con rimpianto e questo rimpianto è il loro sacramento.
E vi sono quelli che danno senza rimpianto né gioia e senza curarsi del merito.
Essi sono come il mirto che laggiù nella valle effonde nell'aria la sua fragranza.
Attraverso le loro mani Dio parla, e attraverso i loro occhi sorride alla terra.
E' bene dare quando ci chiedono, ma meglio è comprendere e dare quando niente ci viene chiesto.
Per chi è generoso, cercare il povero è gioia più grande che dare.
E quale ricchezza vorreste serbare ?
Tutto quanto possedete un giorno sarà dato.
Perciò date adesso, affinché la stagione dei doni possa essere vostra e non dei vostri eredi.
Spesso dite: "Vorrei dare ma solo ai meritevoli".
Le piante del vostro frutteto non si esprimono così né le greggi del vostro pascolo.
Esse danno per vivere, perché serbare è perire.
Chi è degno di ricevere i giorni e le notti, è certo degno di ricevere ogni cosa da voi.
Chi merita di bere all'oceano della vita, può riempire la sua coppa al vostro piccolo ruscello.
E quale merito sarà grande quanto la fiducia, il coraggio, anzi la carità che sta nel ricevere ?
E chi siete voi perché gli uomini vi mostrino il cuore, e tolgano il velo al proprio orgoglio così che possiate vedere il loro nudo valore e la loro imperturbata fierezza ?
Siate prima voi stessi degni di essere colui che da e allo stesso tempo uno strumento del dare.
Poiché in verità è la vita che da alla vita, mentre voi, che vi stimate donatori, non siete che testimoni.
E voi che ricevete - e tutti ricevete - non permettete che il peso della gratitudine imponga un giogo a voi e a chi vi ha dato.
Piuttosto i suoi doni siano le ali su cui volerete insieme.
Poiché preoccuparsi troppo del debito è dubitare della sua generosità che ha come madre la terra feconda, e Dio come padre.

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L'UNIFORME SCOUT: IL SUO SIGNIFICATO? ECCOLO!!!

"Quando un Calciatore entra in campo non sceglie maglietta e calzoncini del colore che preferisce: mette la divisa della sua società, perché fa un gioco di squadra."
L'Uniforme è il segno della nostra appartenenza alla fraternità mondiale degli Scouts e della nostra desione ai valori che essa propone; è la testimonianza di uno stile di vita che predilige l'essere piuttosto che l'apparire, che rifiuta le mode passeggere e non da spazio differenze di alcun genere !!!.
" L'Uniforme significa che appartenete ad una grande fratellanza, che si estende a tutto il mondo.
Un'Uniforme perfetta, corretta anche nei particolari, può sembrare cosa di poca importanza; eppure ha il suo valore nello sviluppo di una certa dignità personale.
Perciò spero che tutti voi ragazzi vi ricorderete di questo e giocherete secondo le regole del gioco portando correttamente la vostra uniforme".

LORD BADEN POWELL - "TACCUINO"

SCOUT AGESCI - Gruppo Vedelago 1 - Zona Castelfranco Veneto - Regione Veneto
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